Discorsi sull’arte e discorsi sulla tecnica sono nella nostra cultura, affini e tuttavia fondamentalmente distinti, si rincorrono come un’infinita spirale di Moebius.
Al fondo delle ambiguità di tali discorsi vi è forse un malinteso etimologico diventato nella cultura occidentale luogo comune: la traduzione equivoca di téchne con arte. Nella Grecia antica, invece, téchne usato con valore assoluto significa <astuzia> o <artificio>, non “l’Arte” come categoria mentale e tema autonomo della cultura moderna. Quando designa l’esercizio di una capacità pratica di produzione il sostantivo techne è sempre accompagnato da un genitivo di specificazione, non è un generico “saper fare”. Così si possono anche tradurre téchne e ars con il nostro arte, possiamo dire “arte di lavorare i metalli” o “arte di dipingere” ma si intendono attività e abilità che necessitano di un apprendistato, di una capacità pratica di lavorare dei materiali o produrre manufatti, non il concetto moderno di Arte, con il suo specifico semantico sedimentatosi in secoli più recenti.
In questo senso ars è un false friend.
Chiarito questo ci si può appellare all’origine comune di arte e tecnica per ricomporre la frattura contemporanea tra estetica e tecnica.

Techneproject nasce da queste riflessioni come volontà di esplorazione delle potenzialità creative delle tecnologie digitali.
L’obiettivo è dare a chiunque possa essere interessato l’opportunità di conoscere pratiche creative che, utilizzando tecnologie socialmente pervasive, caratterizzano sempre più nettamente la scena culturale contemporanea.
Le pratiche artistiche dal novecento in poi si confrontano con la pervasività della cultura della comunicazione di massa in un intreccio di influenze reciproche. Oggi il digitale sta modificando radicalmente il sistema dei media e l’uso creativo/artistico delle nuove tecnologie si è affermato nel sistema culturale dopo anni di isolamento in circoli esoterici di sperimentazione.
techneproject si propone come l’inizio di un percorso di scoperta e confronto – oggi necessario – con lo scenario in continua evoluzione delle sperimentazioni creative al confine tra diversi media, linguaggi e pratiche accomunate dall’utilizzo della tecnologia digitale.
Ogni appuntamento si propone come una finestra aperta sugli scenari dell’uso creativo dei media digitali, un invito ad aprire squarci di consapevolezza circa le potenzialità creative di quelle stesse tecnologie che quotidianamente sottoponiamo (e magari ci sottopongono…) ad un uso strumentale.
Techneproject è programmaticamente non esaustivo. Si propone come un percorso di crescita e conoscenza per e con il pubblico, non pretende di offrire una panoramica della scena elettronica ma ambisce a stimolare curiosità e conoscenza critica in una città dove ancora troppo poco si è visto sulla sperimentazione elettronica, dove bisogna procedere per gradi e tentativi laddove altrove la fase pionieristica si è già conclusa e avanza la triade intrattenimento/massificazione/commercializzazione. I punti di debolezza a Palermo possono diventare punti di forza.
Techneproject è un percorso aperto, cerca adesioni, critiche, idee, stimoli di riflessione e di crescita. Si rivolge a quanti vogliono confrontarsi in maniera creativa/critica con le nuove tecnologie, a quanti sono interessati a sondarne e metterne in discussione le potenzialità linguistiche, estetiche, sensoriali.



Poiché l'essenza della tecnica non è nulla di tecnico, bisogna che la meditazione essenziale sulla tecnica e il confronto decisivo con essa avvengano in un ambito che da un lato è affine all'essenza della tecnica e, dall'altro, ne è tuttavia fondamentalmente distinto. Tale ambito è l'arte.
Martin Heidegger

La barbarie nascerebbe – nasce già – dalla separazione: contrariamente a quanto credono, i tecnici hanno molto da imparare dagli umanisti. Simmetricamente le persone di cultura devono fare lo sforzo di impadronirsi dei nuovi strumenti, poiché essi ridefiniscono il lavoro dell’intelligenza e della sensazione. In mancanza di un simile incontro, otterremmo, in fin dei conti, una tecnica vuota e una cultura morta.
Pierre Levy

Oggi la civiltà occidentale deve misurarsi con una scala di creatività senza precedenti nella storia umana: siamo obbligati a creare con la stessa forza con cui siamo in grado di distruggere.
Una tale sfida può essere affrontata solo mediante i nuovi strumenti di simulazione e comunicazione resi possibili dalla tecnologia digitale. Ma questi strumenti saranno utili all’umanità solo nella misura in cui il loro uso venga progettato e diretto dalla disciplina artistica – cioè dalla volontà di trasformazione.
L’arte è un processo di esplorazione e di indagine. Si occupa del potenziale umano rivolto alla percezione estetica, che pone le seguenti domande: come possiamo essere diversi? Cosa significa Altro? Qual è il nostro potenziale? Probabilmente più che mai oggi queste domande sono vitali oggi per mantenere il benessere della nostra civiltà.

Gene Youngblood

Suscitare domande …………………………
“Cosa ci stanno facendo queste macchine?”
“Qual è il nostro grado di consapevolezza rispetto al loro utilizzo?”
“Chi le controlla?”
“Come si adatta a loro il nostro corpo?”
“Come stanno modificando il Paesaggio interiore ed esteriore?”
“Come e perché stanno cambiando metodi di lavoro, criteri di giudizio, impostazioni teoriche nel mondo dell’arte?”


Non copiate gli occhi
Dziga vertov


…gli artisti attuali sono le punte coscienti di un grande iceberg sonnambulistico. Gli impulsi tecnologici e le promesse del mercato, come i feticismi tecnologici rampanti, intontiscono il pubblico, che resta legato psicologicamente alle immagini del passato. Ed ecco che gli artisti mettono in discussione il prodotto delle ultime tecnologie: i video, i computer, i sistemi interattivi, i multimedia e quant’altro offre il mercato. Non in modo politico, ingenuo, ma ad un più profondo livello psicosensoriale.
De Kerchove